Da
un ex dirigente …..
Qualcuno tra coloro che leggono queste righe è forse a conoscenza che
tra gli anni 80 e 90 la nostra città era uno dei punti di riferimento
di tutto il tennistavolo italiano, soprattutto per quanto riguarda il
settore giovanile.
Vi
erano almeno quattro società che svolgevano attività agonistica di
altro livello, facendo incetta di titolo italiani e fornendo numerosi
atleti alle squadre nazionali giovanili.
La
squadra nazionale allieve femminile era tutta veronese, ai campionati
europei assoluti di Budapest, la squadra nazionale femminile era
composta per ¾ da atlete veronesi. Ogni anno erano puntualmente
organizzate manifestazioni di altissimo livello, nazionali ed
internazionali.
La
situazione era talmente florida che addirittura venne costruito, in
collaborazione con la federazione, un impianto specifico per il
tennistavolo – il palazzetto Masprone situato dietro allo stadio
Bentegodi – che sarebbe dovuto divenire uno dei punti di riferimento
di tutta l’attività pongistica sia cittadina che federale per quanto
riguardava il nord Italia.
Gli
atleti delle altre città erano felicissimi di giocare a Verona, città
d’arte, bella da visitare, comoda da raggiungere, con strutture
adeguatissime.
Tra
dirigenti si iniziò a parlare qualche volta dell’idea di accorpare
tutti i giovani più promettenti in un sodalizio unico che avrebbe
svolto l’attività di alto livello: le società esistenti sarebbero
rimaste come serbatoi per l’attività giovanile e radicate nei
rispettivi quartieri di appartenenza; non se ne fece nulla.
E a
me cosa importa, dirà qualcuno!
Campanilismo sfegatato, egoismi, ripicche, dispetti, divennero
all’ordine del giorno e si susseguirono negli anni successivi. La
situazione divenne via via più precaria con la federazione che si
defilò, nel palazzotto entrarono alte discipline sportive, ma
soprattutto molti meno ragazzi si avvicinarono allo sport.
Oggi l’attività langue, le società veronesi dicono la loro solo a
livello regionale, in una regione - il Veneto - che nel panorama
pongistico nazionale equivale al terzo mondo.
Di
tutto quello che vi ho raccontato, è rimasto poco o nulla.
Ebbene, quando ho letto del Progetto Verona Giovani lanciato dalla
Dynos e dal S. Martino Junior, mi sono venuti in mente immediatamente
quei tempi con non poco rimpianto.
In
una città dove gli sport minori faticano particolarmente ad emergere,
una scelta del genere è a mio avviso l’unica via da perseguire.
Il
mio invito, per quanto può valere, è di investire il massimo sforzo in
questo progetto. Ora che avete visto giusto cercate di coesistere a
tutti i costi, con rispetto reciproco, pazienza, collaborazione.
La
crescita sarà inevitabile, sicuramente arriveranno grandissime
soddisfazioni per tutti e, ciò che più conta, molti altri ragazzi si
avvicineranno al baseball.
Stefano de Pantz