La grande estate al Dynos Park

 
Le Ragazze del Chiosco (foto di Stefano Bardasi)

Sono le dieci della sera di Mercoledì 11 Luglio 2007.
Gli occhi persi nel vuoto al di là dei fari che hanno illuminato l’estate più intensa da quando esiste il Dynos Park.
Al mio fianco la compagna della mia vita; quella che ha detto si 30 anni fa, forse non sapendo di sposare una persona inquieta, una persona mai sazia di nuove esperienze. Assieme a lei ho mosso montagne e prosciugato laghi. Assieme abbiamo fatto cose che nemmeno si possono immaginare lasciando dietro di noi pagine di vita. Con noi i compagni del momento, gli amici; quelli che hanno creduto nelle nostre idee, quelli che hanno resistito alle fatiche negli anni. Senza di loro nulla sarebbe stato.

Ora è sera, la stanchezza ha il sopravvento, mi sento rilassato. La mia mente ha lavorato per dieci giorni ininterrottamente.
Nel mio lavoro alle telecomunicazioni per descrivere il PCM si raffigura un rotore che a grande velocità gira continuamente i 360 gradi e raccoglie i BIT che frazione dopo frazione di secondo cambiano stato, gli zeri diventano uno, gli uni diventano zero, il tutto trasformato poi nella voce.
Così la mia mente ha lavorato per giorni senza sosta in un continuo vorticoso ruotare per trovare quegli uni che dovevano essere zero e quei zeri che dovevano essere uno.
Gli spogliatoi, la cucina, il calendario delle gare, il regolamento…..il buco sul regolamento; il pulman, i bagni da pulire…….dieci giorni in cui almeno sessanta persone hanno lavorato chi alcune ore chi molte di più. Ognuno con il suo compito. 

Quando mi recavo al chiosco mi accoglievano i sorrisi a cui non sapevo rifiutare l’assaggio dell’aperitivo del giorno.
Il grande cuoco mi rilassava nel momento in cui, preso dal panico, vedevo arrivare quei duecento ragazzi affamati; bastava uno sguardo e capivo che tutto era a posto e quelle giovani bocche sarebbero state saziate in pochi minuti.
Al mattino il campanaccio svegliava i più pigri che nonostante il pernotto nelle tende aspettavano l’ultimo istante possibile per recarsi alla colazione.

In tutte le persone presenti nei quattro giorni aleggiava la vita.

Anche chi ha trovato di che criticare le regole del torneo non ha saputo trattenere l’emozione nel vedere i ragazzi gioire al Dynos Park.
Quei ragazzi esultanti nella singola prestazione o nella vittoria della squadra mi provocava il nodo alla gola. Non aveva importanza il colore della divisa o il nome sulla maglia, era sufficiente leggere gli occhi, gli occhi della vita.
La vittoria stava qui, non contava il risultato delle squadre, ma solo il risultato di quei visi adolescenti pieni di speranza e di forti emozioni.

Tutto era icominciato al ritorno dal Trofeo delle Regioni in terra lombarda dove anche il Veneto ha partecipato con le sue squadre composte in parte dai nostri Dynos.
Giunti a Verona ecco l’incontro con i genitori del Frozen Ropes.
Un’edizione che se da una parte poteva sembrare menomata per l’assenza di Tony Abbatine, dall’altra segnava un tutto esaurito che non permetteva sbagli.
Lo sforzo di tutti noi dell’organizzazione è stato grande e ne sono risultati quattro giorni di grande intensità.  

Ancora gli allenamenti del Frozen Ropes non erano finiti che le prime squadre invadevano il Dynos Park per l’imminente inizio del Mazze di Legno.
Alla sera tutti nelle tende della Croce Rossa e al mattino pronti a sgambare sui prati.
La sera precedente alla seduta tecnica la discussione era stata vivace, ma sempre corretta nei binari del buon senso. Alla fine piccole modifiche di un regolamento nuovo e nuova ancor di più la formula che ben pochi avevano compreso.
Il campo al termine ha dato i suoi verdetti e chi si era attrezzato meglio ha saputo raccogliere i frutti. Una kermesse che rimarrà nella memoria di tutti siano essi atleti, tecnici, arbitri, classificatori, dirigenti o genitori.

Ancora da finire di pulire le tende ed ecco il fiore degli atleti italiani under 18 annunciarsi, i primi, fin dalle otto del Lunedì mattina. Per loro le tende più belle le altre, nel frattempo smontate, lasciavano sul prato l’impronta del loro sostare.
L’azzurro sostituiva i mille colori del Mazze di Legno; vederli giocare è una meraviglia.
La tecnica fine sostenuta dalla forza fisica e dalla grande velocità dei giovani atleti rende il baseball uno sport stupendo. Il tempo perfetto nella settimana del Frozen Ropes e del Mazze di Legno si rompe scaricando fulmini tuoni vento e pioggia, ma con l’accortezza di farlo quando i ragazzi hanno terminato le loro fatiche. Così di giorno il sole e di notte la pioggia.
La partita amichevole con la squadra di Verona ringiovanita per l’occasione dai giovani Dynos ci riempie d’orgoglio. I nostri si difendono bene tanto da meritare gli elogi dei coach e degli osservatori della Nazionale.

Sono le dieci della sera di Mercoledì 11 Luglio 2007 al mio fianco Giovanna insostituibile lavoratrice. Ci assale la stanchezza. Ora c’è voglia di riposo, qualcuno ci chiede cosa si farà domenica prossima, il mese prossimo, l’anno prossimo. Gli occhi sono persi nel vuoto al di là dei fari che hanno illuminato l’estate più intensa da quando esiste il Dynos Park.

Paolo Castagnini